Addio Tiziano Mannoni. L'archeologia italiana piange un pioniere

19/10/10 .- http://generazionediarcheologi.myblog.it

Da oggi l'archeologia italiana piange uno dei suoi più illustri rappresentanti. Un pioniere, mi piace definirlo, perché con i suoi studi, con il suo metodo, con le sue idee e le sue sperimentazioni, ha dato vita ad un nuovo modo di concepire l'archeologia e l'approccio ad essa. Grande sostenitore, fin dai primi tempi in cui se ne cominciò a parlare, della cultura materiale, si dedicò ad una gamma di interessi quanto mai vasta, che si può riassumere nella definizione di archeologia globale. Tutto era per lui oggetto di indagine, e il fine uno solo: studiare l'uomo, sotto tutti gli aspetti che possano venire in mente. Archeologia della produzione, cultura materiale e cultura esistenziale, archeometria, archeologia dell'architettura, archeologia globale e archeologia dell'uomo: in ognuna di queste discipline egli ha lasciato il segno, quando addirittura non ha dato loro vero e proprio slancio vitale. Sua fu l'intuizione dell'impiego dell'archeometria a servizio dell'archeologia, sua fu la scoperta della mensiocronologia, sue sono state le fondamentali riflessioni sul saper fare e sulla differenza tra l'artigiano e l'artista. La sua attività scientifica ha spaziato dalla protostoria all'età medievale e postmedievale, sempre nell'ottica di quell'approccio globale che deve essere alla base del metodo di ricerca di ogni archeologo. Fondò un istituto, l'ISCUM, Istituto di Storia della Cultura Materiale, a Genova, dove viveva e operava, nel quale profuse e trasmise le sue conoscenze e i suoi insegnamenti.

Purtroppo ho avuto a che fare con lui troppo poco. Ma quel poco lo porterò sempre nel cuore: mi ha dato importanti consigli per lo svolgimento dei miei (ancora pochi) lavori, e avrei voluto chiedere in futuro il suo consiglio su un altro progetto di cui mi vorrei occupare. Ho seguito un corso tenuto da lui due anni fa, nell'ambito della SIMA, la Scuola Interdisciplinare di Metodologie Archeologiche dell'Istituto Internazionale di Studi Liguri, e mi aveva aperto gli occhi su modi di concepire il lavoro dell'archeologo che nelle aule di università (almeno in quelle che ho frequentato io) purtroppo non insegnano. So che apprezzava il progetto "Comunicare l'archeologia", del quale faccio parte con Matteo Sicios, e so che avrebbe avuto ancora tante cose da dire e da insegnare alle nuove generazioni di archeologi.

Per fortuna ha lasciato tanto, e anche se oggi veniamo privati della sua presenza, lui continuerà ad essere presente con le sue opere e il suo immenso contributo scientifico.

Grazie di tutto, Professor Mannoni

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