Villaggi fortificati nel territorio di Leptis Magna tra VIII e X secolo

Por Enrico Cirelli y Maximiliano Munzi. Università di Bologna e Università di Roma tre
12/2/10

Le ricognizioni archeologiche condotte nell’ultimo decennio dalla Missione dell’Università di Roma Tre in Libia, dirette da Luisa Musso, hanno consentito una nuova lettura delle dinamiche del popolamento nel territorio di Leptis Magna, non solo per quanto riguarda l’età romana ma anche per la tarda Antichità e il Medioevo.

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Villaggi fortificati nel territorio di Leptis Magna tra VIII e X secolo

Enrico Cirelli, Maximiliano Munzi
Università di Bologna e Università Roma tre

Poster presentado en el Congreso "Villaggi, comunità, paesaggi medievali" celebrado en Bolonia (Italia) del 14 al 16 de enero de 2010

Le ricognizioni archeologiche condotte nell’ultimo decennio dalla Missione dell’Università di Roma Tre in Libia, dirette da Luisa Musso, hanno consentito una nuova lettura delle dinamiche del popolamento nel territorio di Leptis Magna, non solo per quanto riguarda l’età romana ma anche per la tarda Antichità e il Medioevo.

Sono stati scelti 5 campioni di territorio comprese tra la fascia costiera dalle alture del Mergheb e Ras el-Hammam e il corso del Uadi Caam - Taraghlat, fino a 50 km ca dal suo estuario. Questo fiume, chia-mato nell’antichità Cinyps è fondamentale per l’approvvigionamento di Leptis Magna e per la produzione agricola dell’intera regione.
I dati raccolti in queste indagini indicano che dopo una intensa occupazione del territorio, caratterizzato da ville e fattorie aperte realizzate nella prima età imperiale e distribuite su tutto il campione indagato, il sistema insediativo entra in crisi nel corso del IV secolo. La maggior parte di questi siti era dotato di impianti di produzione olearia. I materiali che costi-tuivano tali insediamenti furono utilizzati per costru-ire una serie di strutture fortificate in gran parte abbandonate verso la metà del V secolo, chiamate gsur. Si tratta di un tipo edilizio ben noto nel Gebel e nel pre-deserto e interpretato in un primo tempo come fortificazione ad uso della milizia limitanea.

Si tratta invece di strutture fortificate di carattere privato, realizzate in seguito ad un diffuso clima di insicurezza, che pervase la regione a causa dello smantellamento del limes severiano ai tempi di Gallieno (Felici, Munzi, Tantillo 2006, pp. 645-650).
Gli edifici principali di questi insediamenti sono realizzati in piccoli blocchi di pietra legati da malta argillosa e sono caratterizzati da piccoli ambienti coperti da volte a botte costruite con il sistema delle ghurfa, una tecnica di tradizione berbera che prevedeva l’utilizzo di cesti in vimini sovrapposti come cassaforme. Gli interni di queste strutture sono spesso decorati con stucca-ture a rilievo, anch’esse di tradizione berbera. Si tratta nella maggior parte dei casi di siti di nuova fondazione. Solo raramente vengono rioccupati insediamenti abbandonati nella tarda Antichità. Un diverso significato è invece attribuito agli ‘idoli’, i grandi mausolei di età romana, che caratterizzano il paesaggio tripolitano ancora oggi. Uno dei più importanti e monumentali, Gasr Doga, nel territorio di Tahruna, presenta tracce di frequentazione anche nel corso della prima età islamica, con un piccolo villaggio recinto da blocchi di riutilizzo dell’edificio funerario. Nei vari campioni analizzati, soprattutto nel settore più interno del territorio leptitano, si osserva un sensibile aumento della densit{ insediativa a partire dall’VIII-IX secolo. Tracce di abitato sparso sono invece quasi del tutto assenti nella media e alta valle del Taraghlat e nel territorio di Tarhuna, mentre sono più frequenti nell’area costiera nei dintorni di Leptis.
Nel territorio analizzato sono presenti soprattutto piccoli gruppi di gsur, in molti casi circondati da abitati irregolari. I più im-portanti erano anche circondati da un circuito difensivo più esteso. Servivano spesso da caravan serragli, disposti com’erano sulla principale rotta trans-sahariana che utilizzava Leptis come terminale privilegiato. Non sono presenti invece i villaggi granaio attestati nel sud della Tunisia e nel territorio interno che collega Gadames a Tripoli, poco più a nord. Questo tipo di villaggi, con granai-ghurfa costruiti in serie, si sviluppa solo a partire dalla fine dell’XI secolo e viene occupato da un solo custode o dalla sua famiglia, mentre la popolazione rurale vive in abitati sparsi ai margini degli insediamenti principali.
A partire da questo periodo vengono realizzati alcuni nuovi villaggi fortificati. Nella maggior parte dei casi si tratta di torri granarie conservate in elevato per 2-3 piani, raggruppate ai lati della vallata del uadi. Sono posizionate soprattutto ai margini di strutture di sbarramento artificiale utilizzate per deviare il corso delle acque torrentizie e rendere fertile il terreno circostante.

Bibliografia

- M. Munzi, G. Cifani, E. Cirelli, F. Felici, “Ricerche topografiche nel territorio di Leptis Magna: rapporto preliminare”, in M. Khanoussi (a cura di), Actes du VIIIe Colloque International sur l'Histoire et l'Archéologie de l'Afrique du Nord - 1er colloque international sur l'Histoire et l'Archéologie du Maghreb (Tabarka, 8-13 mai 2000), Tunisi, 2003, p. 395 e ss.
- E. Cirelli, “Villaggi e granai fortificati della Tripolitania nel IX sec. d.C.”, Ai confini dell’Impero: contatti, scambi, conflitti, in L’Africa romana XV, 2004, pp. 377-393.
- M. Munzi, F. Felici, G. Cifani, E. Cirelli, E. Gaudiosi, G. Lucarini, J. Matug, “A topographic research sample in the territory of Lepcis Magna: Sīlīn”, Libyan Studies, 35, 2004, pp. 11-66.
- M. Munzi, F. Felici, G. Cifani, G. Lucarini, "Leptis Magna: città e campagna dall’origine alla scomparsa del sistema sedentario antico", Scienze dell'Antichità, 12, 2004-2005, pp. 433-471.
- F. Felici, M. Munzi, I. Tantillo, “Austuriani e Laguatan in Tripolitania”, in L’Africa romana XVI, 2006, pp. 591-688.

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